domenica 17 gennaio 2016

Per il nucleare la Cina punta sulle Forze missilistiche


PLARF
Pechino starebbe cercando di imporre una nuova azione strategica; l'intenzione è quella di utilizzare la propria capacità di deterrenza nucleare attraverso la messa in campo delle "nuove" Forze  missilistiche dell'Esercito  Popolare di Liberazione (PLARF), struttura militare nata in seguito alla ristrutturazione del Secondo Corpo d'Armata  d'Artigliria avvenuta alla fine del 2015. Per assicuarsi un sistema offensivo capace di garantire un livello minimo di difesa nazionale verrebbero utilizzati  i missili balistici a lungo raggio di ultima generazione, armati con testate atomiche singole o multiple. In conferenza stampa, il portavoce del Ministero della Difesa  cinese, Yang Yujun, avrebbe assicurato che la politica messa in atto da Pechino continua comunque ad essere improntata su una forte strategia nucleare difensiva, questo anche se il colosso orientale ha recentemente eseguito una serie di test missilistici con vettori in grado di colpire il continente nord-americano.

La Cina è già in possesso di due  tipi di missili balistici intercontinentali (ICBM), il DongFeng 5A (CSS 4) e il DongFeng 31A (CSS 10). Il primo è un missile a due stadi che sviluppa un range di circa 13.000 km (8.000 mi) ed è armato con una testata singola da 3 Mt; il secondo, sviluppato anche nella versione lanciabile da sottomarino (Julang-2), ha un raggio operativo di oltre 11.000 km (7.000 mi) e può portare a destinazione un ordigno nucleare da 1.000 Kt o tre testate multiple indipendenti MIRV da 25-150 Kt. (IT log defence) Foto: sinodefence.com